giovedì 10 agosto 2017

La ricchezza educativa della quotidianità



Credo fermamente che ogni momento della nostra quotidianità  possa essere colto in maniera positiva da noi genitori e diventare occasione di crescita e di dialogo per e con i nostri figli.
E' come se, ogni giorno, noi avessimo la possibilità di costruire tanti sani e solidi mattoncini relazionali nel rapporto coi nostri figli che a lungo andare si rinforzerà  sempre di più.


Per esempio quando i nostri figli guardano la televisione possiamo cogliere l'occasione per approfondire gli argomenti trattati sia nei film che nei loro cartoni animati preferiti (dal bullismo alla paura del diverso o al fatto che nella vita ci saranno dei momenti difficili, ma che bisogna tener duro e passeranno e mille altri ancora). A seconda dell'età potremmo adattare i concetti e le parole alla loro capacità di comprensione ed introdurre fin da piccoli nozioni quali la sessualità (si, i bambini vengono dalla pancia della mamma!), il bullismo, la necessità di rispettare le regole, il fatto che le persona possano sembrare buone, ma poi possono essere cattive e che non bisogna quindi dare confidenza agli sconosciuti ecc. ecc. ecc.

Lo stesso vale per le uscite al parco e tutte le altre mille situazioni in cui ci troviamo ogni giorno.

Ieri mattina ho portato mio figlio al parco per incontrare la sua ex  babysitter. Dato che era un po' che non si vedevano, li ho lasciati tranquilli a giocare per conto loro (costruivano barchette con corteccia, piume, legnetti, foglie ecc. e le facevano gareggiare con grande entusiasmo in un fiumiciattolo interno al parco) e mi sono seduta ad osservare il passaggio...
Ora, il fiumiciattolo in questione è disseminato di grandi sassi distanziati tra loro in maniera diversa proprio per giocarci sopra ed avventurarsi ad attraversarlo col solo rischio di bagnarsi i piedi.  Ovviamente tutti i bambini che passano (soprattutto quelli piccoli) ne sentono il forte richiamo e i  genitori hanno davanti a loro un'ottima occasione per stimolare il bambino ad affrontare da solo una grande avventura o superare una prova di coraggio con il sostegno e l'incoraggiamento e/o l'aiuto dell'adulto (a seconda dell'età e delle capacità motorie).
Nella maggioranza di casi il bambino, aiutandolo a scegliere il percorso più adeguato, riuscirebbe a saltare da un sasso all'altro e la sua autostima ne trarrebbe un grande beneficio, così come la sua tranquillità nel contattare la natura, per non parlare del rapporto con il genitore che ha giocato con lui, che ha dimostrato di aver fiducia in lui e nelle sue capacità e che lo ha incoraggiato e sostenuto nel momento di difficoltà o di paura. Si potrebbe anche cogliere l'occasione per fargli notare che alle volte succede di aver paura nel fare cose nuove, ma che bisogna provarle e la paura passa, facendo così un intervento di educazione alle emozioni di cui in questa società c'è sempre più bisogno..

Purtroppo la maggior parte dei genitori o nonni che sono passati ieri mattina, era eccessivamente preoccupata della pericolosità della cosa  (?) e della possibilità di bagnarsi i piedini (c'erano 32 gradi!). Molti genitori reagivano al sano e naturale desiderio di avventura dei figli con commenti tipo "attento che cadi" o "non ce la fai", o "questa cosa non mi piace per niente" e tenevano i figli saldamente per mano complicando inverosibilmente la manovra di attraversamento e provocando (loro!) la discesa dei piedini in quei 5 cm d'acqua....confermando il fatto che il bambino non ce la poteva fare e disgregando un pezzettino della sua autostima e della sua proiezione verso il mondo...un vero peccato.

 




sabato 29 luglio 2017

Ma com'è un buon genitore?

Spesso, quando faccio i corsi con i genitori, li sento molto preoccupati di apprendere da me le informazioni, le tecniche e le strategie per diventare genitori migliori.
Ciò che li soddisferebbe pienamente sarebbe avere da me le istruzioni per l'uso di come ci si comporta con i figli: come farli addormentare, come fargli mangiare la verdura, come farli smettere di fare i capricci, come farli ubbidire ai genitori...... del resto le librerie ed i programmi televisivi sono pieni di "esperti"  che insegnano con grande sicurezza teorie e tecniche, più o meno collaudate, per gestire al meglio i figli.

Il problema è che, in questa grande offerta di "ricette educative", spesso posiamo trovare una teoria ed il suo contrario e capita che i genitori, alla ricerca della "pozione magica" efficace, le provino tutte, per poi sentirsi ancora più stanchi, demotivati e impotenti.

Nei miei corsi alcune persone inizialmente restano deluse perchè io comunico subito che di ricette magiche non ne ho....qualcuno nei primi incontri si arrabbia molto, ma alla fine capiscono che l'importante non è tanto il particolare, quanto la direzione generale. Ed è su questa che credo sia necessario fare chiarezza oggigiorno.


Ma cos'è che, psicologicamente parlando, fa bene ai bambini?


John Bolwby sosteneva che i piccoli dell’uomo, come i piccoli di altre specie, sono pre-programmati per attivare degli schemi comportamentali ad hoc. Uno di questi schemi pre-programmati è il comportamento di attaccamento ovvero  una tendenza innata a ricercare la vicinanza protettiva di una figura ben conosciuta, ogni volta che si costituiscano situazioni di pericolo, dolore, fatica o solitudine. Vediamo come funziona.

Il piccolo di uomo nasce del tutto incapace di fare, ma capace di apprendere. Ma soprattutto viene al mondo geneticamente preparato ad incontrare, alla sua nascita, un adulto della sua specie che si prenda cura di lui e gli insegni ciò che gli serve per vivere e che non è scritto nel suo patrimonio genetico. L’adulto, da parte sua, sarebbe geneticamente programmato per soddisfare tali bisogni, ma a causa del suo vissuto può non riuscire ad attivare questi schemi.
Quindi è attraverso la relazione con la figura di attaccamento che il piccolo impara delle modalità di relazione che manterrà e a riprodurrà nel corso di tutta la sua vita. Attraverso questa relazione, inoltre, il piccolo si costruirà un’idea riguardante sé stesso, l’altro e le relazioni con gli altri.
Studi successivi hanno pienamente dimostrato che il tipo di attaccamento che i bambini hanno e quindi il tipo di relazioni che instaurano con gli altri, dipende fortemente dalla relazione che hanno o hanno avuto con le loro figure di riferimento. Per esempio, i bambini con una relazione sicura nei confronti delle proprie figure di attaccamento, hanno più fiducia in sé stessi e sono più capaci di far fronte alle difficoltà.


Per farla breve, e semplificando moltissimo, i bambini psicologicamente più sani hanno genitori capaci di amare, degni di fiducia, che sono contenti di voler bene e di amare ed aiutare l’altro nel momento del bisogno


La relazione che si instaura tra genitori e figli in questo caso è di fiducia nell’altro, stabile, sicura, non pericolosa, è uno spazio di condivisione, una base sicura da cui partire. Una famiglia in cui il bambino si sente amabile ed amato, al sicuro, ascoltato, dove sente che ha valore e che ha cose amabili che piacciono all’adulto.
 
Ecco, questo è il nostro obiettivo. Il come ci arriviamo, in fondo, ha un'importanza relativa.

Buon lavoro!

Anna

sabato 8 luglio 2017

Dott.ssa Paola Prelati


Sono la Dottoressa Paola Prelati, libera professionista, laureata in psicologia clinica presso l’Università degli Studi di Padova e specializzata dal 2007 in psicoterapia psicoanalitica per bambini, adolescenti e famiglie, modello Tavistock, presso la Scuola di specializzazione di Bologna.

Sono membro dell’AMHPPIA (Associazione Martha Harris di Psicoterapia Psicoanalitica) federata alla European Federation for Psychoanalitic Psychotherapy (E.F.P.P.). Dal 2014 collaboro al Centro Oltre la burrasca presso la Casa sull’albero di Bologna, che si occupa di consulenze a famiglie con bambini in età prescolare e dal 2016 partecipo a progetti di formazione per gli insegnanti della Scuola dell’Infanzia.

La mia esperienza formativa ( ho effettuato nel 2001 il corso biennale di Infant Observation, propedeutico all’accesso alla scuola di specializzazione modello Tavistock e dal 2008 faccio parte del gruppo clinico condotto dal Dottor Marco Mastella sulla consulenza a futuri genitori e a genitori con bimbi in tenera età presso il Centro Psicoanalitico di Bologna) professionale e personale (nel 2012 sono diventata mamma di un bel maschietto) mi hanno fatto capire l’importanza dell’ascolto dei futuri genitori e dei genitori di bimbi piccoli e adolescenti.

Il concepimento e la crescita riservano spesso difficoltà per il bimbo e per i suoi genitori che, se non ascoltate e comprese tempestivamente, possono interferire con un sano sviluppo del bambino stesso. Problemi durante la gravidanza, il parto o nei primi anni di vita, quali problemi alimentari, del sonno, dell’educazione sfinterica, del linguaggio, oppositività o paure, se colti e affrontati tempestivamente possono risolversi in breve tempo e prevenire lo strutturarsi di un disagio infantile o adolescenziale più importante. Spesso, infatti, la storia dei pazienti e dei loro genitori rileva l’emergere di sintomo precoci non ascoltati e compresi a fondo, ma che spesso i genitori hanno rilevato e su cui si sono interrogati. I genitori sono infatti i maggiori conoscitori dei loro figli e vanno ascoltati con attenzione e rispetto, consapevoli che l’esperienza della genitorialità è sempre l’esperienza più bella, ma anche la più complicata della nostra vita. Il genitore perfetto, che non sbaglia mai non esiste, ma si può essere un tipo di genitori più consapevoli cercando di riflettere sul proprio ruolo e di confrontarsi con gli altri. Crescere assieme ai propri figli è una sfida esaltante e che sarebbe importante condividere con altri. Da qui la nostra idea di creare Genitori 4.0

mercoledì 17 maggio 2017

Genitori (e formatori) non si nasce....

Sono la dott.ssa Anna Carrozzi, una psicoterapeuta ed una mamma e lavorativamente parlando ho, da sempre, due grandi passioni: la clinica e la formazione. Nel 2002 ho iniziato a tenere corsi per genitori, in particolare i Corsi "Genitori Efficaci" del Metodo Gordon, perché l'ascolto, l'accettazione dell'altro e la mediazione dei conflitti sono valori in cui credo fermamente e che oramai fanno parte di me. I corsi andavano bene, i partecipanti erano soddisfatti ed io mi sentivo molto "brava"....l'unico momento di imbarazzo mi coglieva quando un partecipante, nella sua beata innocenza mi chiedeva: " e tu quanti figli hai?"....ma io avevo una risposta pronta anche per rimediare al fatto che tenevo corsi, ma non avevo mai avuto a che fare con un bambino.
Nel 2007 è nato mio figlio e improvvisamente mi sono resa conto che davvero genitori si diventa e che nonostante ci siano esperti di ogni tipo che dicono la loro sui più svariati argomenti, non  esistono ricette da applicare ad hoc e che le soluzioni suggerite da altri (esperti o no) spesso non funzionano, con il risultato che i genitori si sentono ancora più soli, in colpa,  inadeguati, impotenti  e sconfortati. In uno di questi momenti, un amico pediatra mi ha aiutato molto  dicendomi: "Ma complessivamente, il bambino cresce bene?" e quel "complessivamente" ha cambiato per sempre la mia prospettiva. In quel momento ho capito che il lavoro del genitore è un continuo navigare a vista guardando oltre la linea dell'orizzonte e che i momenti in cui ci sentiamo sconfortati ed impotenti, spesso sono solo  mareggiate momentanee che abbiamo le risorse per affrontare. E se invece siamo proprio in mezzo ad una tempesta e non riusciamo a gestirla, il mondo è pieno di brave persone e di professionisti competenti disposti ad aiutarci.
Inutile dire che dopo essere diventata mamma i miei corsi sono completamente cambiati, perché ogni bimbo, ogni mamma, papà o figura genitoriale è un mondo a sé e la relazione tra loro è una storia unica ed irripetibile da vivere con coraggio, fiducia e consapevolezza.
Da qui l'idea di questo blog e della nostra pagina Facebook, per informare, sostenere e condividere la meravigliosa (e faticosissima) avventura di essere genitori,  con tutte le famiglie che credono che crescere felicemente insieme ai propri figli sia davvero possibile.